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IL DESIDERIO DI SENTIRE BENE 

BRACCIALE MIO ID

Bracciale Mio ID by HelpCodeLife non nasce per caso ma per la volontà di dare a tutti la possibilità di garantire le informazioni utili personali e di proteggere chi non è  in grado di parlare o di dare i propri dati da solo. Un bracciale che parla per noi!

Grazie al suo software è possibile custodire non solo il proprio profilo sanitario (gruppo sanguigno, allergie, terapie mediche in corso, certificati medici, esami e cartelle cliniche) ma anche documenti come carta d’identità, patente e passaporto. Un prodotto innovativo perfetto per chi fa sport o viaggia ma anche per tutta la famiglia, bambini e anziani compresi.

Misurazione profilo lipidico e emoglobina glicata

COBAS b101


L’incidenza del diabete e delle dislipidemie (colesterolo, trigliceridi) nella popolazione è in costante aumento. Solo al 50% dei pazienti affetti dall’una o dall’altra patologia questi disturbi vengono diagnosticati.




L’emoglobina glicata è una forma di emoglobina usata principalmente per identificare la concentrazione plasmatica media del glucosio per un lungo periodo di tempo. 

ll profilo lipidico è utilizzato per la stima del rischio cardiovascolare che comprende la valutazione del colesterolo totale, del colesterolo HDL, del colesterolo LDL e dei trigliceridi; tutti questi parametri sono dei noti indicatori di aterosclerosi, causa frequente di infarto del miocardio e ictus. 


Entrambi i test vengono effettuati con una goccia di sangue, pungendo un dito. 

Filosofie di vita - C'è un medoto danese anche per non prendersela

I francesi dicono “tant pis”, gli italiani “pazienza”, gli inglesi “never mind”, i tedeschi “macht nichts”. I danesi “pyt” ma schiacciano anche un bottone. Proprio il paese che ha esportato in tutto il mondo lo hygge (una situazione/sensazione di conforto intimo, preferibilmente con caminetto scoppiettante) ha decretato ufficialmente che la sua parola preferita, quella più rappresentativa, è "pyt" perchè si porta dietro una filosofia di vita che aiuta a mettere in prospettiva le insoddisfazioni quotidiane, facendoci scegliere le battaglie da combattere e quelle da lasciar perdere.

In cosa è diverso il pyt danese dai modi di dire e di scrollarsi di dosso gli intoppi che più o meno si ritrovano in ogni cultura? Dai cinesi, gli epicurei, gli stoici dell'antica Grecia che raccomandano di non impazzire dietro ogni piccola meschinità, passando dal distacco delle cose terrene di Buddha, per arrivare a Elsa di Frozen che canta a squarciagola Let it go, gli esempi non mancano. Vediamo allora nella pratica quando usare proprio questa piccola parola di tre lettere.

Pyt, che non si pensa, ma si dice ad alta voce, cade a fagiolo quando ci si trova in una situazione che trascende il nostro controllo (piove durante la tanto attesa vacanza in Provenza); quando si è commesso un errore rimediabile (il latte dimenticato si può comprare domani; quando si vuole consolare qualcuno (l'interrogazione è andata male? La cosa peggiore che può succedere è bocciare).

Significa prendere atto della situazione disagio, vidimarla con il bollo tondo pyt, e passare la carta: non serve sprecare altre energie preoccupandosene.

Non solo metaforicamente: in molte scuole materne ed elementari c'è un bottone rossso – di plastica, come quello dei quiz televisi, oppure di cartone, fatto dai bambini – da schiacciare quando impasse, screzi, ritardi, incomprensioni, errori o omissioni creano, com'è normale che sia, frustazione. Permerlo serve a disinnescare i malumori tra compagni, le delusioni per una gara persa, e a “rinunciare all'idea che tutto sia o possa essere perfetto”, come spiega la psichiatra Anne Lindhardt; anche i suoi nipoti hanno un pyt-knappen al centro della classe. “Tutti dobbiamo mostrare maggiore tolleranza, sia con le nostre mancanze che con quelle degli altri. Sempre più persone subiscono stress, ansia e depressione, e ciò è in gran parte dovuto alla disparità che esiste tra l'esperienza delle richieste esterne e le aspettative interiori della vita. Questo è il motivo per cui dobbiamo essere tutti più bravi nel lasciar andare”.